Che cos’è un sito SEO friendly
Un sito SEO friendly è un sito la cui struttura, i cui testi e il cui codice sono pensati perché i motori di ricerca lo leggano senza ostacoli e capiscano di che cosa parla ogni pagina, quindi con un indirizzo leggibile per ciascuna, un solo argomento per pagina, titoli che dicono la cosa e un tempo di caricamento ragionevole. Un sito costruito al rovescio, viceversa, tiene le informazioni dentro le immagini oppure dentro pagine che si aprono soltanto compilando un modulo.
Come si fa un sito che si trova su Google
Si comincia dallo studio delle parole chiave, ovvero da quello che le persone digitano davvero: da lì si ricava l’indice del sito, ovvero quante pagine servono, che cosa dice ciascuna e come si collegano fra loro. La grafica e lo sviluppo arrivano dopo, perché una pagina in più o in meno cambia il layout, mentre un layout deciso prima costringe i contenuti a starci dentro. Il resto è lavoro di dettaglio sui title, sulle description, sui titoli interni e sulle immagini.
Quanto tempo serve per fare un sito
Per un sito di un libero professionista o di una piccola azienda servono in genere dai due ai quattro mesi, mentre la parte più lunga sono di solito i contenuti, ovvero le informazioni sui prodotti, le fotografie e le approvazioni. Se il materiale è già pronto e le decisioni arrivano in fretta i tempi si accorciano di molto, mentre un catalogo da riordinare da zero li allunga.
Che cosa serve avere pronto prima di cominciare
Serve avere chiaro che cosa vendi e a chi, possibilmente con i materiali che raccontano i prodotti già in casa, dalle schede tecniche alle fotografie ai listini. Il logo e i colori non sono indispensabili all’inizio, dal momento che il branding è una delle fasi del lavoro, mentre gli accessi al dominio e all’hosting, se esistono già, è meglio ritrovarli prima: se si cercano a metà lavoro, le date slittano più spesso che per qualunque altro motivo.
Farsi trovare con un e-commerce
Su un negozio online la domanda si divide in due: da una parte le categorie, che raccolgono le ricerche generiche, per esempio «scarpe da trekking da donna»; dall’altra le schede dei singoli prodotti, che rispondono a chi cerca un modello preciso oppure un codice. Le categorie quindi si scrivono come pagine vere, con un testo che spiega come si scelgono i prodotti, mentre le schede vivono di descrizioni proprie e di dati strutturati, dal momento che le specifiche copiate dal fornitore stanno su altri cento siti e nessuno ha motivo di preferire il tuo.
Rifare un sito che esiste già
Quando il sito c’è e ha una storia su Google, il rifacimento comprende un pezzo in più, ovvero la conservazione di quello che è stato guadagnato: la mappa dei vecchi indirizzi verso i nuovi, il controllo delle pagine che portavano visite e la verifica, dopo la messa online, che le posizioni non siano cadute. Questo lavoro lo facciamo con SEO migrazione; su un sito con molte pagine si prevede dall’inizio, così la messa online non scopre i problemi a cose fatte.
Cosa cambia adesso che le persone chiedono agli assistenti
Una parte delle domande che prima diventavano ricerche su Google oggi viene posta a un assistente, che risponde con un testo suo e cita qualche fonte, quindi un sito nuovo si progetta anche perché quelle fonti possano essere le sue pagine: informazioni complete e aperte, che non stiano dietro un modulo o dentro un file da scaricare, nomi propri usati con coerenza e dati strutturati dove servono. Peraltro nel robots.txt si decide quali crawler degli assistenti possono leggere il sito: è una scelta che si fa in fase di progettazione.