La migrazione SEO è l’insieme delle attività che permettono di spostare un sito su un indirizzo nuovo, oppure di riorganizzarne la struttura, conservando il posizionamento su Google e il traffico che quel sito aveva prima: in sostanza si tratta di portare ai nuovi indirizzi il valore accumulato dai vecchi.
Quel valore è fatto di indirizzi posizionati su Google, di link ricevuti negli anni, di pagine condivise sui social e di menzioni sparse per il web. Sta attaccato agli indirizzi uno per uno, per cui quando cambi dominio, struttura o anche soltanto gli slug la procedura è sempre la stessa, ovvero si mappa ogni indirizzo prima del trasloco, si decide cosa preservare, si impostano i reindirizzamenti permanenti e si controlla tutto nelle settimane dopo il lancio.
Quando serve, ovvero i quattro casi in cui cambia l’indirizzo di una pagina
Il posizionamento si mette in gioco per una ragione sola, ovvero il cambio di indirizzo di una pagina: da quel momento Google, i siti che negli anni ti hanno linkato e i vecchi post sui social continuano a puntare a un indirizzo che non risponde più, mentre il contenuto vive altrove. Naturalmente non tutti i restyling comportano questo passaggio, quindi i casi da distinguere sono quattro.
- Nuovo dominio, stessa struttura: passi da https://www.miosito.it a https://www.miositonuovo.it mentre le pagine restano quelle di prima, quindi serve un reindirizzamento per ciascuna.
- Nuovo dominio e struttura nuova: cambia l’indirizzo del sito e insieme cambia l’alberatura, ovvero la categorizzazione dei prodotti, le pagine servizio, gli slug.
- Stesso dominio, struttura nuova: resti su https://www.miosito.it mentre le pagine si riorganizzano e gli indirizzi cambiano, che è di gran lunga il caso più frequente nei restyling.
- Cambiano soltanto gli slug: le pagine sono le stesse e cambia soltanto il loro indirizzo, il che sembra poca cosa ed è invece la migrazione che più spesso passa inosservata.
Quando cambiano soltanto la grafica e i testi, mentre dominio, struttura e indirizzi restano dove sono, la migrazione non serve; lo stesso vale se apri un sito nuovo su un dominio nuovo per un’altra attività, anche se in quel caso è opportuno valutare se il dominio precedente si può riutilizzare.
Gli errori più comuni e come si fa invece
Fra gli errori più frequenti si annoverano la cancellazione completa del vecchio sito per fare pulizia, che ferma tutto il traffico in arrivo dai vecchi indirizzi, oppure la partenza senza reindirizzamenti, per cui ogni link che punta al tuo sito, da qualunque parte del web arrivi, atterra su una pagina che non esiste. In entrambi i casi manca la mappatura preventiva, dal momento che prima si raccolgono tutti gli indirizzi e soltanto dopo si decide cosa reindirizzare e cosa lasciare andare.
Capita inoltre di trovare due copie del sito online, con i vecchi contenuti importati e il vecchio dominio ancora acceso: in quella situazione Google può continuare a preferire la versione storica, quindi a migrazione finita il vecchio dominio si svuota e si reindirizza. Un’altra soluzione di comodo è il cartello «ci siamo spostati qui», che obbliga chi legge a un click in più e ai motori di ricerca non trasferisce niente, mentre il reindirizzamento porta direttamente sul contenuto nuovo.
301, 404 e 410: quando si usano
Sui codici, che tornano in ogni migrazione, in sostanza la distinzione è questa: il 301 è il reindirizzamento permanente e dice «questa pagina adesso sta qui», portando con sé il valore accumulato; il 404 dice «non l’ho trovata» ed è adatto alle pagine che spariscono senza un erede; il 410 dice «non tornerà più», così Google la toglie dall’indice più in fretta.
Cosa succede alle citazioni degli assistenti AI
Quando un assistente AI ti nomina, nomina un indirizzo preciso, quindi se quell’indirizzo cambia e nessuno lo accompagna al nuovo il collegamento si rompe, esattamente come succede ai link ricevuti dagli altri siti.
Chi clicca su un riferimento dentro una risposta generata arriva in quel caso su una pagina che non c’è più, mentre gli assistenti, che rileggono i siti periodicamente, trovano al posto della pagina imparata un indirizzo che non risponde: alla riscrittura successiva quel riferimento può cadere del tutto. Vale peraltro anche per i link, che sono fra i segnali che portano un assistente a nominarti: quelli che si perdono in una migrazione si perdono due volte, su Google e nelle risposte generate.
In pratica si tratta dello stesso lavoro, guardato anche da questo lato: i reindirizzamenti permanenti accompagnano ai nuovi indirizzi sia Google sia gli assistenti, gli indirizzi che ricevono visite dall’AI entrano nella mappatura come le pagine che portano traffico organico e dopo il lancio si controlla che quelle visite proseguano.
Sono numeri ancora piccoli su quasi tutti i siti, ovviamente, però si tratta di un canale che si misura e che una migrazione preparata conserva insieme al resto. Se il tuo obiettivo è farti nominare dagli assistenti e non soltanto conservare quello che hai, il servizio è Visibilità AI e GEO.