Un audit SEO è un’analisi tecnica di un sito che verifica se i motori di ricerca e gli assistenti AI riescono a raggiungerne le pagine, a leggerle e a capire di cosa parlano, per chiudersi con un elenco di interventi da fare in ordine di priorità. Si occupa delle fondamenta, ovvero di quello che sta sotto ai contenuti e che nessuno vede finché non si guarda.
Che cosa guarda un audit tecnico
Guarda per prima cosa se le pagine sono raggiungibili e indicizzabili: cosa dice il robots.txt, cosa contiene la sitemap, quali pagine risultano davvero nell’indice di Google e quali restano fuori, magari perché duplicate oppure perché il canonical le rimanda altrove.
Poi guarda l’architettura delle informazioni, ovvero come sono organizzate le pagine fra loro, come sono fatti gli indirizzi e come si passa da una sezione all’altra. Su un portale grande nascono qui i problemi più costosi, perché una struttura confusa disperde le visite su pagine che si somigliano.
Infine guarda gli elementi on-page, dai title alla gerarchia dei titoli fino alle immagini, insieme ai dati: se il tracciamento è in ordine, Google Analytics 4 e Search Console raccontano quali contenuti funzionano e quali no; quel racconto cambia le priorità dell’elenco finale.
Che differenza c’è fra l’audit e lo studio delle parole chiave
L’audit lavora sulle fondamenta tecniche e risponde alla domanda «il mio sito è leggibile?», mentre lo studio delle parole chiave lavora sulla strategia e risponde alla domanda «per cosa voglio essere trovato?». Sono due mestieri vicini che si fanno in due momenti diversi, nell’ordine che a dire il vero non è indifferente: su un sito che Google fatica a leggere, una strategia perfetta produce comunque poco.
Per questo l’audit non comprende lo studio delle parole chiave, che è il servizio di Analisi keyword e SEO on-page+. Nei progetti in cui serve anche il lavoro strategico i due servizi si prendono insieme, nell’ordine naturale: prima le fondamenta, poi la strategia.
Quando conviene farlo
Il momento migliore è prima di rifare il sito, quando il sito nuovo è ancora un progetto e le decisioni si possono prendere sulla carta invece che correggere dopo. In quel caso l’audit affianca la mappatura degli indirizzi e il piano dei reindirizzamenti, che sono il servizio di SEO migrazione.
L’altro momento è quando un sito grande cresce da anni per aggiunte successive, ovvero quando nessuno ha più il disegno d’insieme: lì l’audit serve a ritrovarlo.
Anche se il tuo sito è stato realizzato da chi lavora bene, magari non ha tenuto conto degli aspetti SEO, perché si tratta di due mestieri diversi: analizzarlo a fondo permette quindi di colmare quella distanza e di progettare, se necessario, dei cambiamenti strutturali.
Cosa cambia adesso che rispondono gli assistenti
Una parte delle ricerche oggi finisce dentro una risposta generata, che l’assistente costruisce leggendo alcune pagine e citandone qualcuna. Le condizioni tecniche per essere fra quelle pagine somigliano molto a quelle di sempre, ovvero essere raggiungibili e leggibili, con pagine chiare, più qualche aggiunta: cosa dice il robots.txt ai crawler degli assistenti, quali contenuti stanno in chiaro dentro una pagina invece che dentro un file, infine quanto è coerente il modo in cui il nome della tua attività compare in giro.
Per questo l’audit ha un settimo ambito di analisi, che qualche anno fa non esisteva. C’è però una differenza da tenere presente: l’audit verifica se le condizioni tecniche ci sono, mentre sapere se gli assistenti ti nominano adesso richiede di provare, ovvero fare le domande che ti riguardano su ChatGPT, Gemini o Perplexity e guardare quali nomi compaiono. È una prova che puoi fare anche da sola in dieci minuti. Chi vuole farla in modo sistematico, insieme al lavoro sui contenuti e sulle menzioni, trova il percorso completo in Visibilità AI e GEO.