L’algoritmo di Google è segreto, e i criteri con cui un assistente AI sceglie le fonti lo sono altrettanto, quindi nessuno può dire quale sia lo schema perfetto. Si può però guardare a quattro caratteristiche, e per ognuna vedere come si comportano i due.
Qualità
Per Google i siti che ti citano devono essere autorevoli e pertinenti: un collegamento da un sito che parla d’altro, in una lingua che non è la tua, aggiunge poco a una pasticceria di Segrate. E non devono essere palesemente acquistati, o frutto di uno scambio come si usava un tempo.
Per un assistente AI conta una cosa leggermente diversa: se quella pagina è del tipo che lui apre quando gli fanno una domanda del tuo settore. I due criteri spesso coincidono, ma non sempre. Un portale di categoria con poca autorevolezza agli occhi di Google può essere la prima fonte che un assistente AI consulta, perché è l’unico posto dove i fornitori sono elencati per bene.
Varietà
Per Google i collegamenti devono arrivare da tipi di fonti diversi ed essere diversi fra loro per testo di ancoraggio, posizione nella pagina e pagina di destinazione. Qui c’è uno squilibrio che troviamo spesso: profili fatti quasi solo di collegamenti di marca, che riportano il nome dell’azienda, e privi di quelli tematici, che arrivano da un articolo che parla dell’argomento.
Per un assistente AI quello che conta è il contesto in cui il tuo nome compare: accanto a quale problema, a quale caratteristica, dentro quale elenco. Un nome citato sempre da solo resta un nome; un nome citato accanto a una competenza precisa diventa la risposta a quella domanda.
Quantità
Per Google è un fattore subordinato ai primi due, ma se i concorrenti hanno migliaia di collegamenti di qualità in entrata, per superarli occorre adeguarsi.
Per un assistente AI il numero pesa in un altro modo: quello che cerca è il consenso, cioè la stessa informazione ripetuta da fonti indipendenti. Poche pagine indipendenti che dicono la stessa cosa di te pesano più di molti collegamenti tutti dallo stesso tipo di sito.
Le menzioni senza collegamento
Qui la differenza fra i due è di grado, non di natura. Per Google il collegamento resta la forma più diretta, perché trasferisce autorevolezza da una pagina all’altra, ma anche il solo nome scritto in giro lavora: alimenta le ricerche di marca e contribuisce a far riconoscere la tua azienda come un’entità con caratteristiche stabili. Per un assistente AI conta il nome accanto all’informazione, anche quando non è cliccabile.
Questo allarga parecchio il campo: una citazione in un articolo, in una scheda espositore, in un atto di convegno o in una dispensa universitaria lavora comunque per te. Ed è anche il motivo per cui chiedere a un distributore di aggiungere il tuo nome accanto ai tuoi dati è l’intervento con il miglior rapporto fra sforzo e risultato.